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Il valore strategico dei dati nel marketing

(estratto dall’articolo “Il valore strategico dei dati tra sicurezza economica, trasparenza e libertà” del Dott. Giuseppe Miceli)

[…]Non v’è dubbio…che i dati abbiano un rilevante valore strategico, non solo, da un punto di vista economico ma, anche, da un punto di vista politico – in senso lato – quindi, intesa come l’amministrazione della cosa pubblica e, dunque, come la tutela del benessere sociale.

Il valore strategico dei dati si traduce nel valore strategico e di chi può controllare quei dati.

Non a caso i colossi del social network registrano vertiginosi livelli in termini di quotazioni di borsa, proprio come vertiginoso è il dato che attesta il numero di profili di utenti e, quindi, di dati personali che contiene.

Non v’è dubbio che le aziende che operano nel settore delle ricerche di mercato e che analizzano i comportamenti dei consumatori siano fortemente interessante ai dati. Al punto da  ricorrere ai più svariati sistemi di raccolta.

Le regole del marketing commerciale insegnano che chi è in grado di controllare i dati, può controllare la pubblicità e, quindi, chi controlla la pubblicità si trova nella condizione di controllare gli acquisti, dunque, se controlla gli acquisti – di fatto – controlla la produzione.

Ma non è solo il marketing commerciale ad essere interessato all’analisi dei dati.

Del  valore strategico dei dati e dell’utilità che, certamente, scaturisce dal loro possesso  si sono accorte anche le organizzazioni criminali.

Si tratta, dunque, di attuare un progetto di governance di internet che deve riguardare anche la sicurezza e la protezione dei dati, ovvero sia, di sviluppare un programma condiviso che disciplini l’evoluzione e l’uso della rete da parte dei governi.

La rete rappresenta – certamente – uno strumento fondamentale per i diritti fondamentali (lo abbiamo potuto constatare con i fatti della Primavera araba) ma può anche essere un pericoloso strumento capace di ledere i diritti fondamentali (altrettanto chiaramente, assistiamo a fenomeni di diffamazione a mezzo internet, alcuni dei quali sono degenerati fino a conseguenze mortali per le vittime designate. Com’è noto alcune Procure italiane indagano sui post e le foto taggate sui vari social forum ipotizzando che quelle condotte possano costituire la fattispecie delittuosa di induzione al suicidio.

Per far ciò, è quanto mai necessario coinvolgere tutti i soggetti interessati e che devono assumere – ognuno per le proprie aree di competenza – un ruolo nell’ambito della governance di internet.

Ecco quindi che tale azione di responsabilizzazione deve riguardare i provider che gestiscono i domini e gli indirizzi IP e, anche, i gestori dei siti internet che devono assicurare il rispetto di alcune regole essenziali: devono dimostrare di essere dotati di  adeguati sistemi di protezione e comunicare eventuali attacchi informatici subiti.

Il diritto UE si fonda sul principio di neutralità della rete e di trasparenza e sulla responsabilità degli intermediari salvo che non fossero a conoscenza delle violazioni.

Proprio il ruolo dei provider, cioè dei mediatori, si presenta in maniera particolarmente complessa ed articolata, in una società incentrata sull’importanza dell’informazione.[…]

 

Giuseppe Miceli