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Il valore strategico dei dati: il diritto d’autore

(estratto dall’articolo “Il valore strategico dei dati tra sicurezza economica, trasparenza e libertà” del Dott. Giuseppe Miceli)

Vi è poi un’altra serie di dati, anche questi di indubbio valore strategico ed economico che trovano ampia diffusione in rete e che minacciano la sicurezza e la libertà. Si tratta del diritto d’autore e della proprietà intellettuale.

Basta collegarsi alla rete per accorgersi della mole di contenuti che gli utenti generati e condividono e che costituiscono una evidente violazione del diritto d’autore (brani musicali, scene di film, contenuti editoriali, programmi software ecc.).

Se si escludono quelle diffusioni finalizzate al conseguimento di un lucro (illecito) si potrà notare come – in molti casi – la divulgazione illecita di quei contenuti protetti dal diritto d’autore è generata da soggetti – molto spesso minorenni – che sono inconsapevoli di stare perpetrando una condotta illecita.

Un dato, quest’ultimo, che può far riflettere sulla necessità di riformulare (in chiave moderna) la disciplina del diritto d’autore – che risale all’epoca prerepubblicana[1] – e che, per certi aspetti, rischia di non essere adeguata alle nuove forme di mercato.

Un’esigenza che viene avvertita anche dagli stessi autori che assistono al depauperamento dei propri introiti; dai distributori danneggiati dal fenomeno della pirateria. Un’esigenza, però, contrastata dai provider che lamentano la limitazione delle proprie libertà e la negazione del principio di libera concorrenza e dagli utenti che denunciano non vogliono rinunciare alla gratuità di quei contenuti.

Un tema – quello della proprietà intellettuale – di grande rilevanza che riguarda lo sviluppo economico sovranazionale delle aziende.

Ecco perché, l’obiettivo cui si mira in ambito UE è quello di creare un brevetto unico europeo[2] e di  abbattere gli elevati costi sociali riconducibili alla produzione intellettuale, alla eccessiva frammentazione della proprietà intellettuale e alla conseguente necessità – per aziende – di sopportare costi legati al contenzioso che si può generare per la commessa violazione di brevetti altrui o alle azioni di ricerca tese ad evitare situazioni di contenzioso.

 

[1] Legge 22 aprile n. 633. Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (G.U. n. 166 del 16 luglio 1941)
[2] Sono 25 i Paesi che si sono espressi in favore del brevetto europeo. Tra questi non figurano l’Italia e la Spagna che si oppongono per ragioni linguistiche. In effetti, il brevetto europeo è presentabile in lingua inglese, francese e tedesca, dunque, Italia e Spagna contestano l’opportunità di far gravare i consistenti costi relativi alla traduzione.

Giuseppe Miceli