Design industriale e design artistico: come distinguerli?

Il design industriale (o disegno industriale) è la “Progettazione di oggetti destinati a essere prodotti industrialmente, cioè tramite macchine e in serie. […]” questa è la definizione che si trova nell’enciclopedia Treccani. Lo scopo è quello di produrre un oggetto funzionale e di fattezze facilmente commerciabili.

Eppure c’è una linea sottile che divide un oggetto dall’essere un mero prodotto industriale al divenire un prodotto di design artistico.

Per riconoscere il valore artistico di un prodotto, questo deve essere stato esposto in mostre o musei, oppure essere stato oggetto di pubblicazione su riviste specializzate, aver partecipato a manifestazioni artistiche, o aver ottenuto premi particolari.

Sono considerati oggetti dal design artistico anche quei prodotti creati da esperti del settore, nonché quegli oggetti che possono essere venduti all’interno del mercato artistico e non solo in quello commerciale.
In sostanza la caratteristica fondamentale è il valore estetico. Un prodotto industriale per diventare oggetto di design deve possedere un quid pluris che lo renda subito riconoscibile rispetto alle altre forme sul mercato e apprezzabile esteticamente. Questo valore deve essere rilevato dal giudice di merito o da un consulente tecnico. È indubbio che la soggettività prevalga in questa scelta, di certo il prodotto deve suscitare emozioni più o meno forti.

Nel momento in cui viene riconosciuto il valore artistico, l’opera di industrial design gode anche della tutela autoriale. Come sostiene il Prof. Gustavo Ghidini viene applicata la doppia tutela: quella del diritto industriale (che comprende brevetti e registrazioni) e quella del diritto d’autore (che si applica alle opere artistiche).
Si sono già registrati alcuni casi di rivendicazione del diritto d’autore su un opera di design industriale, il primo, nonché uno dei più famosi, è stato quello della lampada Arco di Flos.

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 9906/12 pubblicata il 12 settembre 2012, si è pronunciato nel noto procedimento che era stato avviato da Flos in relazione alle copie della sua lampada “Arco” commercializzate da Semeraro.

La materia trattata nella sentenza è stata la tutela dell’industrial design ai sensi della legge sul diritto d’autore (“LdA”). La sezione specializzata in proprietà intellettuale e industriale del Tribunale di Milano, rilevò in primo luogo come la lampada “Arco” – disegnata da Achille e Piergiacomo Castiglioni – possedesse i requisiti richiesti dalla legge per godere di protezione di diritto d’autore, ovvero il “carattere creativo” e “valore artistico” di cui all’art. 2 n. 10 LdA.

Il Tribunale concluse quindi condannando Semeraro, per violazione dei diritti d’autore di Flos, al risarcimento del danno e delle spese legali oltre che alla pubblicazione della sentenza, ed inibendola dal commercializzare ulteriori copie, con penale di € 1.000 per ogni ulteriore copia importata e/o commercializzata e con l’obbligo di distruggere gli esemplari ancora nella sua disponibilità.

Un altro caso simile vide la sezione specializzata in materia di impresa “A” del Tribunale di Milano accordare la tutela di diritto d’autore ai famosi doposci Moon Boots della Tecnica Group S.p.A., accertandone la contraffazione ad opera del modello “Anouk” del gruppo A. La forma iconica dei Moon Boots, che li ha resi riconoscibili in questi decenni, diventando anche un simbolo della moda italiana, ha fatto in modo che acquisissero valore artistico e di conseguenza la tutela del diritto d’autore.
In questo modo la tutela si estende ben oltre i 10 anni del design, arrivando fino a 70 anni dopo la morte dell’autore dell’opera riconosciuta di design artistico.